Pillole – Il dottor Ringo

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Ringo era una vecchia carcassa che era costata allo Stato italiano una montagna di soldi. Per costruire una degna unità centrale di programmazione e propaganda, che gli analisti stimavano di vitale importanza, erano stati duplicati ad hoc centinaia di uffici pubblici e società partecipate che si commissionavano a vicenda il progetto facendo la cresta sui finanziamenti. Il gioco delle nozze di Cana era durato quanto la Guerra Fredda, ma alla caduta del Comunismo il Ministero degli Interni poté sfoggiare la sua ucpp, un Rielaboratore Ipostatico–Nomotetico Giga Ondulatorio fabbricato a Ivrea, che all’indomani della caduta dei Blocchi fu parcheggiato nel Ministero dell’Istruzione.

– Sto sfascimm’e Ringo non si accende, dotto’, – lo aveva infine battezzato un commesso. E il resto, come si suol dire, è storia: il povero commesso con quattordici mensilità e piano pensionistico da urlo non avrebbe mai potuto prevedere che sarebbe stato sostituito da uno stagista stempiato e senza stipendio, costretto a firmare una liberatoria con cui rinunciava alle prerogative garantite dagli articoli 3, 4 e 21 della Costituzione. Di essere sostituito da quello stagista, in particolare, che rispondeva al nome di Onofrio Ora e che prima di presentarsi davanti al monitor di Ringo con una salvietta mangiapolvere, mocassini bianchi e cravatta d’ordinanza, aveva passato anni a spedire curriculum alla media infernale di 20,2 al giorno.

[continua sui vostri comodini]

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