Pillole – Vado o non vado

foto_futoremetro

[dal capitolo II]

Volkan Kursat Bayraktar sudava a fiumi e si diceva vado o non vado, vado o non vado. Fino a quando dovette dirsi: “E che cazzo. Vado!”. Preso un bel respiro, contò fino a dieci per la decima volta e allo scoccare dell’ultima cifra mollò lo spaghetto di liquirizia sul futurometro e spalancò i battenti con le suole. Era cianotico, con gli occhi spiritati, e aveva sul petto una voluminosa scatola bianca circondata da un groviglio di cavi, cavetti e circuiti. Il ragazzo aveva provato il futurometro su se stesso e si preparava a vivere una scena di cui aveva appena conosciuto il finale. Il suo marchingegno non solo era in grado di prevedere in quale disciplina l’esaminando si sarebbe potuto cimentare con maggior successo, ma era capace di riassumere la scena della scelta, dell’illuminazione, il momento in cui ogni cosa sarebbe stata chiara, il futuro spianato e per questo inevitabile. Questa scena, quindi, lui la conosceva già. Non nei dettagli, ma di sicuro nell’impianto generale. Per il resto sarebbe andato a braccio.

“Lo sapevo”, pensarono in un coro silenzioso gli studenti e il prof.

“Stronzi…”, pensava Volkan, “adesso ve la faccio vedere io”.

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